lunedì 23 gennaio 2012

Ugo de' Pagani. Biografia ed Enigmi

Ugo de' Pagani

Ugo de' Pagani o Ugone de' Pagani (in latino: Hugo de Paganis, in francese: Hugues des PayensNocera de' Pagani, 1074 ca. – Ferrara, 24 maggio 1136) è stato un cavaliere italiano, fondatore e primo Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio.
Sulla sua nazionalità è viva un'intensa controversia, poiché gli studiosi della sua vita, da molto tempo, sono divisi fra coloro che ne sostengono l'origine italiana e coloro che sostengono la nascita francese. Il dibattito, di cui si darà successivamente un breve resoconto, è favorito dalla scarsezza di dati disponibili su di lui e dall’intensa letteratura che ha consolidato, nel tempo, le tesi opposte, rendendo difficile una ragionevole certezza.


Biografia

Le origini
Ugo nacque da una famiglia nocerina di origine normanna, a Cortimpiano, nell'antica Nocera de' Pagani, probabilmente attorno al 1074.
Una tradizione locale afferma che il battesimo di Ugo ebbe luogo a Nocera, nella chiesa rupestre di Sant'Angelo in Grotta (o Sant'Angelo ad Cryptam).
Il Libro Capitolare dell’Abbazia della Santissima Trinità di Venosa racconta che, nel 1084, Pagano de' Pagani e sua moglie Emma donarono al monastero alcune proprietà, chiese in particolare, in presenza del figlio Ugo.
Un esponente della famiglia Amarelli, Leonardo, aveva sposato Ippolita de' Pagani, sorella di Pagano, ed aveva due figli: Alessandro e Anzoise. Alessandro sarebbe stato coinvolto con Ugo nella Prima Crociata. La famiglia Amarelli viveva a Rossano, in Calabria.

Partecipazione alla Prima Crociata
Un corpo di spedizione altamente organizzato, composto da cavalieri e da truppe italiche e guidato da Boemondo d'Altavilla, rispose alla chiamata alla Prima Crociata da parte del papa Urbano II, la prima volta nel Concilio di Piacenza, il 7 marzo del 1095, e successivamente nel Concilio di Clermont, il 27 novembre 1096. Gli armati partirono da Trani il primo di novembre del 1096, diretti a Gerusalemme. Erano presenti Tancredi d'AltavillaRuggero di SalernoRiccardo di Salerno, nonché Ugo de' Pagani e Alessandro Amarelli.
L'armata si affiancò a Costantinopoli ad altre truppe guidate da Raimondo di Saint-Gilles (conte di Tolosa), Goffredo di BuglioneUgo di Vermandois e altri cavalieri europei dirigendosi poi verso la Città Santa.
Boemondo d'Altavilla, conquistata Antiochia, non proseguì per Gerusalemme.

La conquista di Gerusalemme
Dopo una serie di combattimenti e di violenze inaudite, che li videro protagonisti e vittime, i cavalieri italici e le altre truppe europee, gravemente decimati, raggiunsero Gerusalemme, che fu conquistata il 15 luglio del 1099, attuando una strage dei difensori, come testimoniano le fonti cristiane e islamiche.

La fondazione dei Poveri Commilitoni di Cristo
In questo contesto alcuni cavalieri, fra i quali ebbero ruolo di spicco Ugo de' Pagani ed Alessandro Amarelli, decisero di riscattare l'infamia della strage costituendo un gruppo di cavalieri e di armati, votati alla difesa dei pellegrini. Tale proposito fu esplicitamente annunciato a Goffredo di Buglione, che in quel frangente stava assumendo una posizione di autorevolezza nell'ambito dei crociati, posizione che sarebbe stata formalizzata nella sua nomina ad Advocatus Sancti Sepulchri (Difensore del Santo Sepolcro). Goffredo ne prese atto ed approvò la loro decisione. La vicenda è abbastanza accuratamente descritta dal cronista Simone di San Bertino, un monaco operante nel monastero di Sithiu, nei pressi di Saint-Omer, nelle Fiandre:
«Durante il suo splendido regno [Simone sta parlando di Goffredo di Buglione] alcuni [cavalieri o crociati] decisero di non tornare fra le ombre del mondo, dopo aver così intensamente sofferto per la gloria di Dio. Di fronte ai prìncipi dell’armata di Dio essi si votarono al Tempio del Signore, con questa regola: avrebbero rinunciato al mondo, donato i beni personali, rendendosi liberi di perseguire la purità e conducendo una vita comunitaria, con abiti dimessi, usando le armi solo per difendere le terre dagli attacchi incalzanti dei pagani, quando la necessità lo richiedeva.»
I primi cavalieri erano dieci, ai quali si deve aggiungere un consistente numero di armigeri, di soldati, di servi, di personaggi di contorno (ed anche di mogli o donne) che erano soliti seguirli. Complessivamente è ragionevole pensare che l’armata dei Poveri Cavalieri ammontasse a ben oltre un centinaio di persone.
È rilevante anzitutto il fatto che Simone di San Bertino (1090 ca. – 1148) sia l'unico cronista medievale che racconti fatti a lui contemporanei e quindi abbia una maggiore credibilità nei confronti di Guglielmo di Tiro (1130 ca. – 1186 ca.) o, ancor più, di Jacques de Vitry (1170 – 1240) o di Michele il Siriano (1126 – 1199).
Il nome loro attribuito fu Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis.

La conferma a Baldovino I e gli anni successivi
Nel 1100, alla morte di Goffredo di Buglione, Ugo de' Pagani, accompagnato dal cugino Alessandro Amarelli, si recò da Baldovino I, divenuto re di Gerusalemme, per confermare il proposito di difendere i pellegrini.
Nel 1103, verso la fine dell'anno, Alessandro Amarelli cadde in un'imboscata e morì per la ferite riportate. Ugo comunicò la notizia allo zio Leonardo, padre di Alessandro, con una lettera datata 18 ottobre 1103, promettendo di tornare a Rossano a consolare la famiglia del cugino.
Ugo infatti tornò in Italia e fu a Nocera, portando in dono le ossa di S. Giona, un monaco dell'ordine fondato da San Saba, vissuto nel VII secolo, che da allora fu molto venerato da quelle parti. Esiste ancora oggi nella Cattedrale nocerina di S. Prisco, un altare, posizionata a sinistra di quella centrale, dedicato proprio al profeta Giona.
Su questa affermazione occorre formulare due osservazioni.
Il Giona di cui si parla non è il profeta biblico, bensì un monaco eremita di cui si accennerà in seguito.
La data del 1105 rivela il fatto che Ugo in quell'anno era quantomeno già stato in Terrasanta e ne era tornato con una qualche aura di prestigio, essendosi potuto permettere di impossessarsi e poi di donare reliquie di un certo valore religioso.
Nel 1110 risulta che Ugo e i suoi abbiano realizzato la Tour du Destroit o Kirbat-Dastri. Il suo nome è Pietra Incisa, Roccia Tagliata, o anche Districtum, strettoia, perché è localizzato in prossimità di una gola stretta. I locali lo chiamano ribat.
Gli eventi, negli anni successivi, non furono favorevoli alla comunità normanna italiana. Nel 1111 scomparve Boemondo d'Altavilla, ora principe di Antiochia, nel 1112 scomparve anche Tancredi d'Altavilla, e successivamente Riccardo di Salerno.
Il 2 aprile 1118 morì re Baldovino I e a lui successe Baldovino II di Bourg.

Baldovino II e la concessione di Al-Aqsa
Per la morte di Alessandro Amarelli, il gruppo di cavalieri si ridusse a nove, come indica Guglielmo di Tiro, e furono essi che si presentarono a Baldovino II, nel 1119, ottenendo il privilegio di trasferire il proprio quartier generale nella moschea di Al-Aqsa, edificio che fu per secoli impropriamente ritenuto un resto del Tempio di Salomone. Le attività dei cavalieri (essi potevano ora essere correttamente definiti Templari) proseguirono per anni, senza lasciare traccia di partecipazione ad azioni militari, ma solo rivelando la presenza di Ugo de' Pagani in varie testimonianze d'epoca.
Il 19 giugno 1119, Ugo sottoscrisse la bolla Ad hoc nos disponente, indirizzata da Callisto II al venerabile figlio Gerardo Sasso, con la quale il Pontefice confermò i privilegi ed i possedimenti dell'Ospedale di Gerusalemme, presso la chiesa di San Giovanni Battista (che nel tempo si è trasformato nell’Ordine di Malta).
Il 2 maggio del 1125, ad Acri, Ugo sottoscrisse il Privilegio dei Veneziani.
Nel frattempo avevano iniziato ad assumere un ruolo di spicco in Terrasanta Folco V d'Angiò, che sarebbe diventato re di Gerusalemme qualche tempo dopo, e Robert de Craon, futuro successore di Ugo de' Pagani come Maestro dei Templari. Folco V d'Angiò era stato il primo, in quegli anni, a donare una cospicua somma, trenta libbre di soldi angioini, alla confraternita templare.

Il viaggio in Europa
In considerazione dell'affermazione dei Templari in Terrasanta e con lo scopo di consolidare il loro sistema, anche dal punto di vista economico e finanziario, Baldovino II cercò di convincere Ugo de' Pagani in merito all'opportunità di un viaggio in Europa. Cercò anzi di preparare l'evento con una lettera a San Bernardo, nella quale raccomandava all’abate di Chiaravalle di operare a favore dei Cavalieri Templari e di Ugo de' Pagani.
Fu così che, nel 1126, Ugo partì verso l’Europa, con lo specifico obiettivo di consolidare la propria fama, ottenere elargizioni e ricevere un adeguato crisma di ufficialità. Da questo momento il nome di Ugo de' Pagani non comparirà mai più in documenti della Terrasanta, mentre il viaggio europeo troverà puntuale riscontro nei documenti dell'epoca e il suo nome inizierà a diffondersi in atti e scritti ufficiali.
La prima destinazione fu Roma, per un incontro con il pontefice Onorio III, incontro dal quale non risultano, per Ugo, risultati concreti.
Da documenti successivi risulta che ebbe contatti con Guigo I, quinto priore della Grande-Chartreuse, e con San Bernardo.
Le principali tappe del cammino europeo, nel 1128, possono essere così riassunte:

Altre tappe sono indirettamente indicate da documenti di acquisizione di donazioni. Emergono tracce locali del passaggio di Ugo de' Pagani o di retaggio culturale a lui connesso:
  • Castelmezzano, in provincia di Potenza, possiede uno stemma comunale sul quale appaiono i tradizionali due cavalieri su un solo cavallo caratteristici di uno dei più antichi sigilli templari;
  • A Pisticci, in provincia di Matera, si sostiene che Ugo de' Pagani soggiornò nel Castello di San Basilio.


Il Concilio di Troyes
L'avventura europea di Ugo de' Pagani trovò la sua conclusione, forse voluta, forse imposta, nel Concilio di Troyes, dove i Poveri Commilitoni di Cristo e del Tempio di Salomone ricevettero la regola monacale, di ascendenza benedettina, che consacrò la santità della loro causa. Il Concilio fu indetto a Troyes, nella Champagne, ed ebbe luogo nella locale Cattedrale. Fra i Padri conciliari spiccavano in nomi più illustri dell'Ordine Cistercense e, fra gli altri, anche di San Bernardo.

I compagni di Ugo
Secondo il testo latino della Regola, per la precisione nel preambolo alla Regola stessa, si citano i confratelli che accompagnarono il Maestro e furono con lui durante il Concilio. Il testo latino afferma:
«Ipse vero Magister militiae, Hugo nomine, revera  non desuit [...] de fratribus suis secum habuit. Verbi gratia Fratrem Godefridum, Fr. Rorallum, Fr. Gaufridum Bisol, Fr. Paganum de Monte Desiderij, Archembaudum de Monte Amano.»
Il nome di questi confratelli è stato variamente tradotto e interpretato, spesso sulla base di opinioni soggettive degli studiosi o di opinioni di parte. La storiografia francese individua i fratelli presenti come segue: Geoffrey de St. Omer, Roral, Geoffrey Bisol, Payen de Montdidier, Archambaud de Saint-Aignan.
San Bernardo di Chiaravalle era presente al consesso, ma la sua influenza sul testo della Regola, che pure lo cita, è stato oggetto di controverse interpretazioni.

La Regola
La Regola fu redatta sulla base della Regola Benedettina. Gli atti del Concilio affermano che i contenuti della Regola stessa furono sottoposti ad un attento esame e che le opinioni di Ugo ebbero grande attenzione. Per correttezza si affermava anche che il testo definitivo sarebbe stato sottoposto al Pontefice.
Il testo non prevedeva povertà e castità, ma solo obbedienza nell'ambito delle materie del Capitolo monacale.
Essa, anzi, specifica i criteri di ingresso dei cavalieri coniugati. Fin dalle origini l'Ordine prevedeva la presenza di sorelle, che inizialmente condividevano le abitazioni con i fratelli. La Regola interviene su questa materia, suggerendo che fratelli e sorelle non convivano. Molte successive vicende dell'Ordine e, in particolare gli atti del processo che pose fine alla sua esistenza, rivelano che le «sorores» sopravvissero anche alla scomparsa dei Cavalieri Templari e che difesero strenuamente la loro innocenza.
La Regola inoltre non affrontava la questione della povertà, evitando così di creare problemi relativi al sistema finanziario ed economico dell'Ordine, che viveva di donazioni localizzate soprattutto nelle terre produttive del continente europeo.
Alcuni passaggi della Regola rivelano l'origine italiana dell'Ordine.
In un primo caso essa si rivolge ai cavalieri presenti con la locuzione «voi che provenite dalle province oltremontane».
In un secondo punto essa afferma «bene nobiscum agitur» (è con noi [solo con noi, Franchi e Burgundi] che si agisce bene), lasciando intendere che le altre attese di sostegno, quello papale in particolare, erano state deluse.
Il testo sembra comunque rivelare un dibattito soffocato, un confronto fra il Fondatore e i Padri Conciliari, che in realtà si rivela come l'ultima apparizione di Ugo sui documenti e sulle scene della storia.

La Lode della nuova milizia (De laude novae militiae)
In una data non ben definita della vita di Ugo, verso il 1130, dopo il Concilio di Troyes e certamente prima della sua scomparsa, San Bernardo redige un documento di grande spessore teologico e dottrinale, in lode dell'Ordine Templare: il Liber ad milites Templi. De laude novae militiae. Il documento appare come un definitivo schieramento di Bernardo a favore della militanza templare, ma sorprende il mondo della cavalleria almeno per due ragioni:
  • Anzitutto indica l'Ordine come ricettacolo e riscatto dei violenti e dei cavalieri in qualche modo emarginati;
  • Inoltre si conclude con un'affermazione categorica che, pur citando il Salmo 144 dell'Antico Testamento, scompiglia il quadro evangelico:
«Sia benedetto Colui che addestra le nostre mani alla battaglia, le nostre dita alla guerra.»

La scomparsa di Ugo dalle cronache e dai documenti
Dopo la menzione della presenza di Ugo al Concilio, la sua figura scompare.
E' ragionevole ritenere che egli sia tornato in Terrasanta, ma anche questo fatto è privo di certezza, perché non supportato da nessun documento certo. Dalle confuse notizie che riguardano i primi tempi del nuovo Ordine Templare, come consacrato dal Concilio, si apprende che i suoi cavalieri avrebbero partecipato alla battaglia di Damasco, passata alla storia come l'eccidio di San Nicola, dove tutti furono trucidati. La notizia appare improbabile, nella sua drastica affermazione. Ma di Ugo, comunque non si parla. Nel 1131 Folco d'Angiò divenne re di Gerusalemme, Robert de Craon iniziò ad emergere come nuova guida dei Templari e Ugo, con ogni probabilità, tornò in Italia. Non vi sono finora tracce che egli abbia partecipato, come ragionevolmente avrebbe dovuto, al Concilio di Pisa, dal 30 maggio al 6 giugno 1135, dove vennero prese importanti decisioni a favore dell'Ordine.

La morte di Ugo
Secondo quanto tramandato in seno all'Ordine, Ugo de' Pagani morì nel 1136. Un obituario della Commenda di Reims indica che i Templari celebravano la sua memoria il 24 maggio. Fu sepolto nella chiesa di San Jacopo a Ferrara, per testimonianza di Marco Antonio Guarini, nel 1621.


Enigmi connessi con la fondazione dei Templari

Il ruolo di San Bernardo
Si afferma che Bernardo di Chiaravalle «consacrò l'Ordine, diventandone così il fondatore, e ne scrisse il regolamento».
In realtà la questione è controversa poiché, fino ai tempi del Concilio di Troyes, le opere di San Bernardo risultano in vario modo ostili all'avventura in Terrasanta e perfino all'adesione all'istituzione templare.
Bernardo si era espresso ripetutamente in termini negativi, nei confronti di chi intendeva aderire all'impresa nei luoghi santi. È nota anzi un'epistola dai termini critici, indirizzata a Stefano di Chartres, quando egli aveva manifestato l'intenzione di andare a Gerusalemme.
Bernardo, solo in tempi successivi, scrisse il celebre De laude novae militiae, certamente convinto dagli eventi e dalle pressioni autorevoli che la cavalleria templare fosse utile alle strategie della Chiesa a Gerusalemme e all'indirizzamento verso il Vicino Oriente dei temperamenti caldi dell'ambiente aristocratico europeo.

La compatibilità monaci/cavalieri
La critica di tutti i tempi, pur adducendo molteplici giustificazioni e pur riportando l'opinione di vari teologi, da Sant'Agostino a San Bernardo, non è mai riuscita a giustificare senza riserve l'insanabile contrasto fra cavalieri, dediti all'uso offensivo e omicida delle armi, e monaci, votati alla solitudine, alla meditazione e all'applicazione rigorosa dei dettami evangelici. Il conflitto può essere risolto solo accettando la teoria che i Templari siano stati fondati per proteggere i pellegrini e che la scomparsa di Ugo de' Pagani sia testimonianza della sua ribellione morale alla costrizione di trasformare i suoi Cavalieri in un corpo bellico.

La successione dei documenti fondanti
Un problema non indifferente, nell'analisi dei primi anni di vita dell'Ordine e, parallelamente, della vita di Ugo è costituito dal contesto in cui si collocano quattro documenti inerenti i primi tempi dell'Ordine Templare. I documenti di cui si tratta sono:
  • La Regola con la relativa traduzione, come probabilmente redatta nel Concilio di Troyes;
  • La Lettera di Guigo;
  • La Lode della nuova milizia;
  • La cosiddetta Lettera di Ugo, non meglio definito.

La studio della successione cronologica di questi documenti, che richiede un'apposita trattazione, sembra poter rivelare le ragioni di molti fatti finora inspiegati, dalla scomparsa di Ugo alla soluzione del dilemma monaci/cavalieri, spiegando quali fatti abbiano quasi travolto gli intenti primitivi del fondatore.

Il sigillo dei due cavalieri
Secondo la leggenda, Ugo de' Pagani e Goffredo di Saint-Omer avevano un solo cavallo, e ciò ha dato origine alla famosa immagine sul sigillo dei Templari, di due uomini in groppa ad un cavallo.

La totale assenza di elaborazione di testi dell'Ordine
La scomparsa di molte tracce documentali e di molti reperti archeologici relativi ai Templari e, in particolare, al loro fondatore, è senz'altro attribuibile alla damnatio memoriae, ovvero alla cancellazione della loro memoria, conseguente all'azione che, dopo un paio di secoli, avrebbe condotto Filippo il Bello.
È comunque rilevante anche il fatto che i Cavalieri Templari erano esclusivamente dediti alla loro opera sulle strade della Terrasanta o, in via accessoria, alle attività che consentivano al loro Ordine di sopravvivere, fra le quali era essenziale quella economica e finanziaria. L'Ordine, a differenza di tutti gli altri, non è stato caratterizzato da pensatori, da teologi, da polemisti, da scrittori in genere che abbiano lasciato pagine significative per i loro tempi o per la posterità. Non è da escludere che qualcosa sia stato prodotto e che sia stato cancellato e distrutto, per volontà di chi ha voluto o accettato passivamente la loro fine. Ma la pressoché totale inesistenza di elementi scritti induce a pensare che l'Ordine non abbia mai favorito la produzione di testi e ciò non ha giovato alla trasmissione del loro pensiero e della loro visione delle cose.

La mancata beatificazione di Ugo de' Pagani
Confrontando la vicenda di Ugo de' Pagani con altri fondatori di Ordini, risulta difficile comprendere perché Ugo de' Pagani non sia stato fatto santo. Una ragionevole spiegazione potrebbe trovarsi nella situazione anomala in cui Ugo ebbe a trovarsi, fra il 1129 e il 1136, data della sua morte, nello stato di evidente disarmonia con le strutture ecclesiastiche e civili, riscontrabile nel suo isolamento e nel suo oblio.


Il dibattito sull'italianità di Ugo de' Pagani

Il dibattito sull'italianità di Ugo de' Pagani è strettamente connesso con le date di fondazione dell'Ordine e con l'analisi dei testi che riferiscono su tale fondazione o ne danno indirettamente notizia. Nella sostanza il problema è sintetizzabile schematizzando i due schieramenti che si contrappongono:
  • Da una parte si localizzano coloro che sostengono l'origine francese di Hugo de Paganis e che considerano, come data di fondazione, il 1119, quando egli, insieme a Gaufridus de Sancto Audemaro, si presentò a Baldovino I per affermare le intenzioni del suo gruppo di cavalieri.
  • Dall'altra parte si schierano coloro che sostengono l'origine italiana, accettando in genere la tesi che la fondazione sia avvenuta attorno nel 1099 e sia stata annunziata a Goffredo di Buglione ancora in vita.


La tesi francese
Il Fondatore, secondo questa tesi, si chiamerebbe Hugues de Payns e sarebbe nato a Payns, una località a circa 10 km da Troyes, in Champagne-Ardenne, Francia.
Un primo problema è rappresentato da Payns, località della quale non sembra trovarsi traccia sulle cartografie dell'epoca. L'odierna Payns inoltre non dispone di reperti archeologici o cartacei riferibili all'epoca del 1000 o 1100, come si può constatare sul sito stesso di Payns.
Elemento fondante di questa tesi è la traduzione francese del testo di Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, nella quale si afferma, a proposito dei due cavalieri che si presentarono a Baldovino I:


(FR)
Li uns ot non Hues de Paiens delez Troies, li autres Giefroiz de Saint Omer.
(IT)
L'uno ha nome Hues de Paiens presso Troyes, l'altro Giefroiz di Saint-Omer.


Nel testo originale Guglielmo non specifica affatto «presso Troyes» e scrive invece semplicemente:


(LA)
Hugo de Paganis et Gaufridus de Sancto Aldemaro.
(IT)
Ugo de' Pagani e Goffredo di Santo Audemaro.


Altro elemento di sostegno è costituito dalle molte citazioni di Ugo in documenti francesi dell'epoca, corredate dalla presunta località d'origine. Tale località risulta così indicata:
  • 805           Pedenaggio, Carte dell’Abbazia di Montieramey;
  • 1090         Pedano, Carta dell’Abbazia di Molesme;
  • 1100         Peanz, Carte dell’Abbazia di Montieramey;
  • 1100         Paenciis, Carte dell’Abbazia di Saint-Loup de Troyes;
  • 1113         Peanz, Carte dell’Abbazia di Montieramey;
  • 1120         Pazence, Cartolario del Santo Sepolcro;
  • 1123         Peans, Carte dell’Abbazia di Notre-Dame de Josaphat;
  • 1125         Sagano, Cartolario del Santo Sepolcro (probabile errata trascrizione di Pagano).

In merito a queste citazioni si può osservare che l'identificazione di Payns con le località citate risulta fragile e incerta, mentre si fa più precisa dopo il 1126, quando Ugo ha già iniziato il suo viaggio in Europa, assume notorietà e Paganis viene più ragionevolmente indicato come Payens (o simili). Questa tesi si regge infine sulla tradizione, ovvero su un consistente numero di autori che nel tempo hanno sempre sostenuto l'origine francese di Hugues.

 

La tesi italiana
La tesi di italianità si regge su un sistema più articolato di elementi.
Molti araldisti indicano in modo puntuale la genealogia di Ugo de’ Pagani fin dai primi secoli dopo gli eventi. Essi ripetono la questione dell'origine normanna del casato, ma confermano in modo concorde anche l'insediamento della famiglia nella zona nocerina della Campania in tempi precoci, nonché la nascita italiana di Ugo. Si tratta di vari autori, non solo italiani, tra i quali si citano:

Queste posizioni sono strettamente connesse con la teoria della nascita dell'Ordine nel 1099 e si raccordano con coerenza alla luce della cosiddetta Lettera Amarelli. Tale documento (esaminato più avanti) asserisce infatti, oltre all'italianità di Ugo, che l'Ordine, nella sua forma primordiale, sarebbe stato fondato appunto in presenza di Goffredo di Buglione (che morì nel 1100). Tutto ciò risulterebbe confermato, in modo coerente, da varie fonti coeve:
  • Simone di San Bertino (1090 ca. – 1148) narra con maggior precisione di ogni altro cronista dell'epoca, localizzando la fondazione nel 1099 e informandoci sul fatto che i Cavalieri si votarono «al Tempio». È da notare che, ai tempi dell'assegnazione di Al-Aqsa ai Cavalieri, nel 1119, egli stava ricevendo da Lamberto di St. Omer l'incarico di redigere il Gesta abbatum Sancti Bertini Sithiensium ed era quindi già ritenuto affidabile per un incarico storiografico.
  • Anselmo di Havelberg (1099 – 1158) attorno al 1145, nel Dialogo a Papa Eugenio III, afferma:
«Poco tempo prima, una nuova istituzione vide la luce a Gerusalemme. Alcuni uomini di fede si riunirono e si nominarono Cavalieri del Tempio [...] Papa Urbano li confermò in un concilio.»
  • L'affermazione, con il riferimento a Papa Urbano II che morì pochi giorni dopo la presa di Gerusalemme, è ritenuta un lapsus del cronista, ma getta una luce ben diversa sugli eventi. Se la fondazione dei Poveri Cavalieri avvenne nei primissimi giorni dopo la presa della Città Santa, Urbano II era vivo e, come Anselmo, molti altri cronisti dell'epoca riferirono erroneamente che egli sapesse della conquista. Ciò era impossibile, a causa dei tempi necessari per l'arrivo notizia a Roma, ma fu detta e ripetuta da molti scrittori dell'epoca, giocando sul filo di pochi giorni, volendo illudere i posteri sul fatto che il Pontefice che aveva indetto la Crociata fosse stato gratificato dalla notizia del successo.
  • Ivo di Chartres, nel 1114, ammoniva Ugo di Champagne a non unirsi alla «Militia Christi» perché era sposato, rivelando così l'esistenza di una «milizia» formatasi sotto quel nome.
  • Alberto di Aquisgrana, biografo ufficiale di Goffredo di Buglione, parla di un gruppo di cavalieri collegati a Goffredo, attraverso i quali egli esercita le sue funzioni. Essi non vengono mai chiaramente individuati, e l'analisi degli eventi non chiarisce chi fossero. Qualcuno suppose che trattasse di altri condottieri, come Baldovino di Bourg, Baldovino di Boulogne, Rainaldo da Tours, lasciando aperto il motivo per cui, se così fosse stato, non fossero mai stati nominati. Altri suppose invece che fosse un gruppo di armati che faceva riferimento a lui, come poteva essere per i Poveri Cavalieri da poco istituiti.

In ogni tempo, storici di ogni estrazione, italiani o no, diedero per scontata l'italianità di Ugo, fra loro si possono annoverare:

Meno affidabili, sui tempi, sui modi e sui protagonisti, risultano allora i cronisti che non furono coevi con gli eventi, fra i quali:
Guglielmo di Tiro, vissuto circa dal 1130 al 1186, da sempre ritenuto più o meno propriamente basilare per la lettura di queste vicende, osserva gli avvenimenti con alcuni decenni di ritardo (ciò vale anche prescindendo dall'errata traduzione in francese, già citata);
  • Michele il Siriano, a maggior ragione, vivendo dal 1126 al 1199, risulta forse ancor temporalmente più staccato dai fatti;
  • Jacques de Vitry infine, 1170 – 1240, nasce e muore di almeno mezzo secolo dopo questi fatti.


Il nodo della Lettera Amarelli
La Lettera Amarelli, pur nella fragilità e nell'esiguità dei suoi contenuti, rappresenta emblematicamente il cuore del problema della nazionalità di Ugo. Molti studiosi, ormai assuefatti alla teoria della francesità di Ugo, la bollano senza appello come falso storico. In particolare la Lettera viene accusata di essere un documento appositamente costruito, per certificare far ascendere la nobiltà della famiglia Amarelli almeno fino al tempo delle Crociate. Tuttavia ogni tesi, che sia di rigetto o che sia di accettazione della lettera, merita di essere verificata con obiettività.
Occorre premettere un breve cenno sulla consistenza della Lettera. Si tratta di uno scritto, di una lettera, firmata da Ugo de’ Pagani, apparentemente trasmessa da Gerusalemme a Rossano, in Calabria, per informare lo zio, Leonardo Amarelli, della morte del figlio Alessandro. Il testo originale, scritto in latino, non esiste più, o è stato smarrito. La famiglia Amarelli, però, aveva fatto eseguire una traduzione in italiano, la Lettera in questione, attorno al 1400. La lettura di questo scritto sembra mettere a soqquadro date, nomi e fatti, gettando una luce completamente diversa sulla fondazione dei Templari e sul Fondatore. Si scoprì, fra l'altro, che il testo era già stato riferito da almeno due studiosi di storia del meridione italiano, Domenico Rotundo e Alfredo Gradilone.
Occorre fin d’ora chiarire che il dubbio sulla sua autenticità è stato sempre immediato, da parte di coloro che l'hanno presa in esame. La lettera porta in calce la dichiarazione di un notaio napoletano, che assicura che il testo italiano è perfettamente conforme all'originale latino «da me custodito». È facile obiettare che, nell'ipotesi di un falso, anche la certificazione del notaio sarebbe fraudolenta.
La Lettera non è mai stata gradita dal mondo degli storici ufficiali. Non risulta, allo stato attuale, che esista una analisi puntuale e precisa, ufficialmente elaborata e pubblicata da accademici di settore. Le posizioni critiche negative, inoltre, si reggono sull'assunto che «si è sempre sostenuto il contrario».
Meritano tuttavia attenzione alcuni elementi rilevanti.
Anzitutto la Lettera consente una visione coerente di fatti altrimenti inspiegabili, come le affermazioni degli araldisti e degli storici precedentemente citati.
Essa poi, rivelando la posizione del Fondatore firmatario e i particolari connessi, consente anche di porre l'intera vita di Ugo, compresa la sua scomparsa, in una prospettiva differente.
Il punto fondamentale, rilevato in genere da chi ne sostiene l'autenticità, è però un altro. La Lettera rappresenta, nel panorama degli studi templari, la lectio difficilior, ovvero la versione meno probabile della cronaca sulla fondazione dei Templari. Essa infatti, rivelando particolari inediti e scomodi, non sembra rispondere ai criteri di captatio benevolentiae nei confronti di futuri ipotetici lettori, nella prospettiva di convincerli della nobiltà antica degli Amarelli. Un ipotetico falsario, del 1400 o del 1600, aveva a disposizione molti elementi ormai consolidati, facilmente utilizzabili per dare credibilità all'ipotetico falso.
Se la lettera fosse stata artefatta nel 1400/1600:
  • Sarebbe stato utile e proficuo parlare esplicitamente di Templari o di Tempio, ormai conosciuti come tali dalla cultura corrente;
  • Sarebbe stato meno dirompente ambientare le false vicende in un altro contesto temporale, eventualmente durante l'assegnazione di Al-Aqsa ai Poveri Cavalieri: retrodatare artatamente la fondazione era, in questo contesto, inutile e controproduttivo.

Tutto ciò si accompagna a svariati elementi anomali, che possono far asserire che, se l'autore è un falsario, si tratta di un falsario male informato e maldestro, che ha perso un'occasione preziosa per ingannare la posterità in modo intelligente e diplomatico. Va prendendo corpo la convinzione che, alla luce di quanto ci è noto sulla vita di Ugo de' Pagani, la Lettera Amarelli fornisca una chiave interpretativa finalmente esaustiva e convincente.


Rilevanza e significato morale della figura di Ugo de' Pagani

Esistono molteplici ragioni per ripristinare la memoria della personalità di Ugo de' Pagani.
  • La sua personalità rivela le insolite doti di un uomo di mondo pronto a sacrificare se medesimo per una Gloria più grande;
  • L'Ordine da lui fondato prefigura funzioni e ideali di assistenza sociale, in situazioni di emergenza, di validità sovratemporali e particolarmente attuali, tanto da essere accostate alle funzioni di Protezione Civile;
  • L'orizzonte cristiano dell'amore e della non violenza, lacerato da uno scenario di monaci/cavalieri dediti alla guerra, si ricompone in una prospettiva certamente più coerente con la morale evangelica;
  • Il rapporto dei Templari fedeli agli ideali originari con il mondo orientale, musulmano in particolare, adombra ideali di realistica tolleranza, non privi di significato nei tempi attuali.